È MEGLIO UN PAVIMENTO IN LEGNO, IN LAMINATO O IN PVC?
Quale di questi tre tipi di pavimento è meglio posare?

Ognuno di questi materiali presenta delle caratteristiche specifiche e profondamente differenti. Di sicuro possiamo dire che la ricerca tecnologica degli ultimi anni ha portato i listoni in laminato e il PVC a poter competere con il legno sia per le qualità meccaniche che per la resa estetica, rendendo la scelta ancora più complessa.

Innanzitutto la scelta di un pavimento, sia esso in legno, PVC o laminato, deve essere compiuta valutando attentamente lo spazio che si intende pavimentare.  È opportuno valutarne la dimensione, il numero di anni che dovrà durare, il budget a disposizione, la funzione di quello spazio, l’usura a cui sarà sottoposto e molto altro.

Un fattore di estrema importanza sarà l’aspetto estetico della pavimentazione: questa dovrà piacere al proprietario della casa o comunque al committente. È di primaria importanza arredare uno spazio con un pavimento che piace, convince e ci trasmette sensazioni piacevoli e positive.

Affermare a prescindere se sia migliore un pavimento in laminato, in legno o in PVC non è possibile. Ognuno presenta caratteristiche proprie che devono essere valutate in seno alla situazione e allo spazio d’arredo. È importante però conoscere le caratteristiche di ognuno per compiere una scelta consapevole e misurata rispetto alle proprie esigenze.

I vantaggi delle pavimentazioni in legno
I vantaggi delle pavimentazioni in laminato
I vantaggi delle pavimentazioni in PVC

QUALI SONO LE PRINCIPALI GEOMETRIE DI POSA?
Le geometrie di posa di un pavimento a listoni si differenziano tra di loro proprio per la diversa sistemazione delle plance che vanno a creano il disegno sul pavimento. La scelta del tipo di posa da utilizzare è basata principalmente su di un criterio estetico anche se, alcune geometrie di posa risultano più funzionali di altre. Ogni geometria di posa è teoricamente possibile, qui elenchiamo alcune tra le più diffuse e conosciute.

Tolda di nave o cassero irregolare o a correre.
Si procede collocando i listoni in modo parallelo o diagonale alle pareti facendo in modo che le giunzioni di testa si dispongano in modo del tutto casuale. Il risultato è armonioso e naturale. Normalmente, se i listoni vanno in parallelo si tende a cominciare la posa dalla soglia. Questo tipo di posa permette di utilizzare tavole di differenti dimensioni.

Cassero regolare
Per questa tecnica di posa gli elementi lignei devono avere tutti la stessa lunghezza. Simile alla tolda di nave, ma in questo caso i giunti di testa corrispondono in esatta alternanza. Anche questa geometria può essere parallela o diagonale alle pareti.

Spina di pesce
I singoli listoni di uguale dimensioni sono disposti per file parallele con un angolo di incidenza di 90° tra di loro e di in modo che la testa di ognuno combaci con il lato dell’altro. La spina di pesce può essere dritta o diagonale rispetto alle pareti. 

Francese
Questa geometria prevede la disposizione delle tavole tutte di dimensione diversa in maniera casuale anche se sempre in direzione parallela.

Ungherese
O spina ungherese. I singoli elementi (tutti di unica misura) hanno i due lati corti tagliati a 45° o a 60° rispetto ai lati lunghi. Per il resto le modalità di posa sono identiche a quelle della spina pesce, ma il taglio permette che i listoni si tocchino sempre frontalmente.

Mosaico
In tale tecnica di posa gli elementi sono posati in modo da formare un quadrato che sarà l’elemento che si ripeterà durante la posa. In questo caso è richiesto un formato di liste, la cui larghezza sia multipla della lunghezza.
COSA SI INTENDE PER LEGNO PREGIATO?
Quando si parla di legni pregiati ci si riferisce a quelle essenze che possiedono molte e varie qualità fisiche meccaniche ed estetiche tali da rendere i manufatti di quel materiale di una qualità superiore agli altri.
I legni pregiati devono essere mediamente duri, rispondere bene alle sollecitazioni, presentare una trama e dei colori che ne esaltino il valore estetico. I legni pregiati sono di facile lavorazione e sono solitamente molto adatti per raffinate finiture. Le essenze come ciliegio, noce, faggio, castagno, rovere, palissandro, ebano sono frequentemente indicate come pregiate perché possiedono queste qualità.
Ma queste sono solo condizioni necessarie e non sufficienti affinché un essenza sia annoverata tra i legni pregiati. Ad influire sulla valutazione vi è la zona di provenienza, il taglio, il tipo di stagionatura e il metodo di conservazione. Sono solo questi accorgimenti che fanno di un legno di ottima qualità un legno pregiato.

La stagionatura naturale esalta i profumi e assegna al legno delle qualità irrinunciabili per un materiale di pregio. L’albero deve essere cresciuto in un ambiente sano e assolutamente privo di agenti inquinanti capaci di intaccare la qualità del legno. Il taglio deve essere stato effettuato da mani sapienti e non aver compromesso la stabilità del legno. 

Ottenere un legno pregiato è quindi un'operazione che richiede il concorso di numerosi e diversi fattori e un grande impiego di conoscenze ed energie oltre che di essenze naturalmente eccellenti. Questo va ovviamente ad incidere sul prezzo della materia prima. Utilizzare un legno pregiato per il proprio parquet è di sicuro una scelta che permette di avere un prodotto di altissima qualità e enorme valore estetico.
COME STABILIRE LA QUALITÀ DEL LEGNO?
Dalla classificazione in base ai difetti alla classificazione per classe d’aspetto.

Per stabilire la qualità di un legno, in Italia, era utilizzato un criterio di tipo qualitativo che divideva i legni in base ai difetti che questi presentavano in modo generalizzato. I legni erano divisi in legni di prima qualità o prima scelta, di seconda qualità detta dei “legni commerciali” e di terza classe detta nodata o rustica.
Questo tipo di classificazione oggi superata da una norma europea del 2004 rimane per i produttori di legno italiani ancora oggi un ottimo criterio euristico per la distinzione dei vari tipi di legno.

All'inizio del 2004 l'UNI ha emanato un pacchetto di norme europee (in particolare EN 13226) che costituisce un punto di riferimento fondamentale per il settore dei pavimenti in legno. Il maggior cambiamento apportato da questa normativa è la revisione dei principi e dei metodi di classificazione in base alle caratteristiche degli elementi di legno che compongono un parquet.

Il principio per la classificazione del legno si sposta dalla “classificazione in base ai difetti” alla “classificazioni per classe d’aspetto”, questa classificazione è specifica per ogni essenza e ne rispetta maggiormente le singolarità. 

Per i legnami utilizzati per produrre pavimenti in legno sono previste tre classi di aspetto visivo indicate con dei simboli grafici:

(O) La classe definita da un cerchio che limita al massimo i difetti naturali del legno come nodi, variazione di colore o alterazioni biologiche, questa classe richiede il legno più bello e con le migliori qualità fisico meccaniche.
(Δ) La classe definita da un triangolo che consente che i difetti siano leggermente più accentuati.
(□) La classe definita da un quadrato aumenta ulteriormente la possibilità di avere difetti presenti, spesso nodi.

I parametri che posizionano un tipo di legname in una classe piuttosto che in un'altra sono rigidamente indicati all’interno della normativa. Esiste una "classe libera", che non impone al produttore nessuna particolare classificazione e comprende tutte le specie legnose che possono essere utilizzate per le pavimentazioni di legno. Ciò permette ai produttori di offrire ai clienti una particolare selezione su sua specifica richiesta o bisogno.
COS'È LA DUREZZA DEL LEGNO?
La durezza di un pavimento in legno è la capacità di resistere alla penetrazione da parte di altri corpi, è un parametro che viene misurato tramite una test universalmente valido. La prova svela qual è la durezza intrinseca del legno che compone il pavimento. La durezza si misura valutando l’impronta che lascia una sfera d’acciaio, su cui si esercita una pressone crescente, sulla superfice del pavimento.
 La durezza di un pavimento in legno viene determinata secondo i procedimenti e le indicazioni assegnate dalla normative europea in materia UNI EN 1534, si misura seguendo la scala di Brinnel.

Le varie qualità di legname sono classificate in base alla loro durezza, in modo da aver sempre un riferimento per scegliere il materiale più adatto all’ambiente che vogliamo rivestire. I legni più duri sono consigliati per ambienti ad alto rischio di danno o imprevisto, come gli spazi commerciali molto frequentati o in presenza di animali domestici. Tavole di legno di media durezza sono ottime per rivestire luoghi di passaggio come i corridoi. I legni teneri sono da utilizzare in ambienti più quieti come le camere da letto, i salotti e gli studi.
COSA SI INTENDE PER STABILITÀ DEL LEGNO?
La stabilità di un legno, e quindi di un pavimento, è la sua capacità di non deformarsi e mutare di volume quando sottoposto a sbalzi di temperatura e a variazioni di umidità.

La stabilità dimensionale dipende prevalentemente dalla qualità del legno, ma possono esservi significative differenze tra pavimenti di legno della stessa specie: questo dipende da come è stato tagliato e lavorato il legno e dalla fibra interna di questo. La stabilità dimensionale di un legno si misura seguendo i dettami della normativa europea UNI EN 1910 che valuta e assegna un valore alla resistenza all’umidità e all’escursione termica di ogni legno.

È importante conoscere la stabilità del legno quando si intende pavimentare un’area esterna esposta a grande escursione termica sia stagionale, sia giornaliera. È un parametro fondamentale per chi decide di posare un pavimento di legno all’interno del proprio bagno o della propria cucina o per chi possiede un sistema di riscaldamento a pavimento in casa.
COME SI VERIFICA IL RITIRO DIMENSIONALE DEL LEGNO?
Il fenomeno del ritiro comporta una compressione del legno radiale o tangenziale rispetto alla fibra e di conseguenza una variazione dimensionale della materia. Il ritiro del legno è un fenomeno molto evidente nei legni freschi che devono ancora perdere la loro umidità. Per quanto riguarda i parquet e i pavimenti, invece, le percentuali di ritiro sono decisamente minime, spesso sotto lo 0,3%.

Il fenomeno del ritiro dimensionale dipende normalmente dalla lenta disidratazione del legno, per i pavimenti già posati e trattati il ritiro si ha a causa di forti sbalzi termici o di cambiamenti nelle condizioni di umidità.
Si tratta di un fenomeno che non comporta particolari problemi nella posa dei moderni pavimenti in legno. Una corretta posa evita cedimenti strutturali a fronte di un ritiro dimensionale.
COS'È L'OSSIDAZIONE DEL LEGNO?
L’ossidazione è un processo naturale ed inevitabile che coinvolge il legno.
Si genera con l’esposizione prolungata del legno all’aria e alla luce. In un pavimento l’ossidazione delle tavole comporta un cambiamento della gamma cromatica rispetto a quella iniziale. L’ossidazione porta, nella maggior parte dei casi, verso tonalità bruno scure. Pochi legni, come il teak, tendono a schiarirsi. I legni della fascia tropicale, molto più ricchi di estrattivi nella loro composizione chimica, hanno la tendenza a subire una maggiore ossidazione rispetto ad altri tipi di legno, come i legni europei, nei quali le variazioni cromatiche sono minime e, a volte, impercettibili.
 L’effetto visivo dell’ossidazione può essere annullato da particolari finiture come la tintura, in particolare, lo sbiancamento.
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CURIOSITÀ
LA QUALITÀ DEL LEGNO
La normativa europea EN 13226 stabilisce quali sono i parametri affinché un legno possa essere considerato di prima qualità. Per ogni essenza è data un’indicazione per individuare i pregi e i difetti del legno.
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ACACIA
I pavimenti in legno di acacia sono un’ottima alternativa ai legni tropicali. Oggi vi è un largo utilizzo delle tavole in acacia evaporata per il loro colore bronzeo.

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